Associazione Borgo Solidale DopodiNoi
La famiglia di Sabrina

Sono la mamma di una meravigliosa ragazza, quasi diciottenne di nome Sabrina, gravemente disabile. 

Mi sono trovata a riflettere sul lockdown e desidero condividere la mia esperienza e le mie emozioni con chi avrà occasione di leggerle.

La prima risposta emotiva all’emergenza sanitaria mia e dei miei cari è stata la “paura” allo stato puro: di cosa di preciso non vi so dire…forse non sapere bene che fare e cosa combattere. Da lì la decisione presa all’unanimità da tutta la famiglia, di tenere a casa Sabrina, per non esporla al rischio contagio e proteggerla.

La paura dell’ignoto è stata compensata da momenti magici vissuti con Sabrina. In quei terribili giorni di piena epidemia, Io e Sabrina ci chiudevamo nel nostro magico mondo fatto di esperienze sensoriali dove a fare da padrone sono gli sguardi, il tatto, il suono della voce, non delle parole; Sabrina non usa le parole per comunicare con il mondo ma sa sempre cosa dire a chi sa ascoltarla! Alla gioia di stare insieme si sovrapponevano l’ansia, la tristezza, provocati dal quotidiano bollettino che comunicava sempre la stessa cosa; morti, tanti, troppi morti.

Sentir parlare di tutti quegli anziani che sono morti da soli in un letto d’ospedale, senza nemmeno poter rivedere i propri cari un ultimo volta, mi dava tantissima tristezza. Allora ho provato gratitudine, per aver potuto salutare mia madre solo pochi giorni prima del Covid e darle l’ultimo addio accompagnandola per mano a miglior vita e garantirle un dignitoso funerale in chiesa.

Mentre i giorni passavano, notavo la differenza tra il nostro vissuto e quello della “gente normale “Io non mi sono sentita in gabbia, perché la mia vita è sempre vincolata alle necessità di mia figlia!

Io non ho avuto problemi a rimanere a casa i fini settimana, non ho avuto disagi per non poter andare al cinema, o a ballare, piuttosto che a cena fuori perché Sabrina e i suoi bisogni vengono prima di tutto.

Quindi vuoi per stanchezza, vuoi per praticità, vuoi per il portafoglio che a volte non lo permette i nostri fine settimana, li passiamo comunque quasi sempre a casa, forse qualche volta una pizza da asporto ce la concediamo…tutto qui.

Nemmeno il parrucchiere mi è mancato perché il tempo di andarci non ce l’ho quasi mai e così adotto il sistema “fai da te”.

Ho altri due figli più grandi di Sabrina ai quali ho dovuto trasmettere positività; Il figlio maschio, che ha venticinque anni si è visto interrotto all’improvviso il corso da cuoco all’università dei sapori e ha dovuto mettere da parte le sue ambizioni.

La figlia femmina che ha ventotto anni e vive fuori casa non l’ho potuto incontrare perché fa l’educatrice in in un centro per disabili mentali adulti, rimasto aperto per tutto il periodo in questione e poteva fare da potenziale veicolo per il Covid.

La nostra famiglia, come molte altre, ha dovuto far fronte ai mille problemi economici causati dalla mancanza di lavoro e di stipendi

La mia preoccupazione più grande però è stata quella di non poter far fronte ai bisogni sanitari di Sabrina che è stata per quattro mesi e mezzo senza terapie, né adeguati ausili; come ad esempio un busto che la aiuta a stare in una posizione eretta. Il suo busto doveva essere cambiato poiché le era rimasto piccolo, ma nulla si poteva fare in quel terribile periodo. Questa condizione mi ha fatto sperimentare un forte senso di impotenza.

“Se prendessimo un po’del nostro prezioso tempo e lo impiegassimo per riflettere, capiremmo che sono le piccole cose a far sì che la nostra vita sia migliore!

Tutto ciò è servito a farmi capire che noi abbiamo una grande ricchezza, e ciò nonostante proprio per questa condizione, ci troviamo ad aver bisogno del prossimo e con un’immensa umiltà chiedo di riflettere su quanto scritto. “ 


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